

Alla fine, volete sapere com’è andata? Abbiamo improvvisato uno shooting gentilmente ospitate da Ikasa, un grazioso negozio che propone un mix di arredamento d’interni, abbigliamento ricercato e oggettistica. Ed eccoli qui, due look completamente diversi in scena per #lepazzeraimondo accappottate!
La scelta di Elisa: IL CAPPOTTO HIPSTER
Quest’inverno il mio giro a caccia dei mitici saldi torinesi si potrebbe paragonare alla scampagnata di un criceto attorno alla sua gabbia. Il lavoro e le mille attività collaterali mi hanno letteralmente assorbita e lo shopping è diventato solo una chimera lontana. Ma c’è stato almeno un giorno in cui, proprio con l’altra #pazzaraimondo, ho deciso di svaligiare i negozi. Risultato? Il favoloso cappotto che vedete in foto, preso da Renè Derhy, un negozio eccentrico situato a metà di Via Po, qui a Torino. Volevo proprio un capospalla dall’aria un po’ stravagante e dal taglio maschile; i suoi colori poi mi hanno totalmente conquistata. Ho sempre pensato che il rosso non mi donasse ma, da un paio di anni a questa parte, ho deciso di lasciare da parte i pregiudizi fidandomi a primo impatto delle mie sensazioni. A detta di tutti, ho avuto ragione! Voi che cosa ne pensate? Promosso o bocciato?!


Il resto dell’outfit è tutto giocato sul tema hipster: quel falso disordinato che va tanto di moda adesso. Ho voluto puntare su un look molto maschile, indossando pantaloni super skinny rigorosamente neri, una camicia con le civette che mi è stata regalata questo Natale, stringate in vernice nera e suola decisamente punk ( gli occhi più allenati le avranno già intraviste sul profilo Instagram ) e le famose calze a pois rossi comprate durante l’ultimo AperiCalze organizzato in Torino dalla bravissima Francesca Mitolo di Teeshare. Se volete concludere in bellezza un outfit non convenzionale il cappotto hipster è un pezzo immancabile. Una passata di rossetto e il vostro style un po’ da maschiaccio si trasforma subito, come per magia, in un look iper femminile.. provare per credere!




Correva l’anno 1952 quando Alberto Lattuada presentava alla 5° edizione del Festival di Cannes quello che verrà proclamato il suo capolavoro: Il cappotto. Film ispirato all’omonimo racconto di Gogol, scrittore ucraino di lingua russa, che narra le gioie ed i dolori delle vicissitudini di un modesto impiegato comunale e del suo amato cappotto, acquistato dopo sudati sacrifici. Il cappotto ( non il film, ma l’indumento questa volta! ) ha una lunga e variegata storia, da “cappa” a “rendigote”, da “pelegrine” a “fischù”. Tantissimi gli stili, perfettamente plasmabili sulla moltitudine delle storie quotidiane di ognuno di noi. Dal 1800 agli anni 2000 la moda, sulle orme di stilisti di gran fama mondiale, ha disegnato, stravolto e reiventato lo stile del cappotto: da quello asimmetrico, all’uso dei colori pop o pastello, mono o doppio petto, lungo o corto, con o senza collo, di mohair, di lana cotta o di tweed, se non addirittura di pelliccia.








schalke 04 shirt
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